11 Agosto 2025 Intelligenza artificiale

ChatGPT va in vacanza insieme agli studenti

Negli ultimi mesi, un grafico dell’utilizzo giornaliero dei modelli di OpenAI ha suscitato discussioni interessanti. La curva mostra un picco tra metà maggio e inizio giugno, seguito da un drastico calo con l’arrivo dell’estate. Ma cosa significa davvero? E cosa ci dice, non solo sulla tecnologia, ma anche sui nostri studenti e sul sistema educativo?

Il dato: un picco scolastico

L’analisi dei dati  rivela che a fine maggio 2024 si è toccato un massimo di quasi 100 miliardi di token processati in un solo giorno. Subito dopo, con la chiusura delle scuole e la fine degli esami, l’attività è crollata a circa un terzo.

La correlazione è evidente: molto dell’uso di ChatGPT e simili è legato allo studio. Compiti, ricerche, riassunti, traduzioni, preparazione agli esami: l’AI è entrata silenziosamente nei quaderni digitali degli studenti.

L’aspetto positivo: un alleato per l’apprendimento

Da un punto di vista educativo, l’uso dell’AI offre potenzialità enormi:

  • Accesso immediato alle informazioni: niente più ore perse a cercare fonti frammentate, ma risposte sintetiche e mirate.

  • Supporto alla comprensione: spiegazioni adattate al livello dello studente, esempi su misura, chiarimenti istantanei.

  • Inclusione: studenti con bisogni educativi speciali (BES, DSA) possono beneficiare di strumenti personalizzati che migliorano l’autonomia.

  • Allenamento alla ricerca critica: se guidati correttamente, gli studenti possono imparare a verificare e valutare la qualità delle informazioni ricevute.

Il lato oscuro: dipendenza e superficialità

Ma il grafico ci mette davanti anche ad alcune criticità:

  • Uso strumentale e scorciatoie: il picco in periodo di esami suggerisce che l’AI possa essere stata usata più per “fare il compito” che per “capire la materia”.

  • Perdita di competenze di base: se ogni testo, traduzione o calcolo viene delegato, rischiamo di impoverire capacità fondamentali di scrittura, ragionamento e problem solving.

  • Assenza di consapevolezza etica: non tutti sanno che un uso scorretto può configurare plagio o compromettere l’integrità accademica.

  • Difficoltà di valutazione da parte degli insegnanti: distinguere il lavoro originale dello studente da quello generato dall’AI sta diventando una sfida.

Una sfida educativa e culturale

Il calo estivo non è solo un fenomeno tecnico: racconta il legame stretto tra scuola e utilizzo dell’AI. Ci invita a riflettere: vogliamo che l’AI sia solo una stampella temporanea o un vero strumento di crescita?

Per far sì che prevalga il secondo scenario, servono:

  1. Educazione digitale: insegnare fin da subito come usare l’AI in modo critico e responsabile.

  2. Regole chiare: definire quando e come è accettabile usarla nei compiti e negli esami.

  3. Valutazioni più autentiche: attività che misurino la comprensione e la creatività, non solo la capacità di produrre un testo corretto.

 

Il grafico di utilizzo dei modelli AI non è solo un insieme di barre colorate: è una fotografia delle nuove abitudini di studio, con luci e ombre.
Se l’AI rimane confinata a un uso “da esame”, rischiamo di perdere un’occasione storica per trasformare la didattica.
Se invece la integriamo in modo consapevole e strutturato, possiamo farne un alleato potente per l’apprendimento, capace di ampliare orizzonti e non di restringerli.